Alimentazione tartarughe

dr. Diego Cattarossi

Veterinario, Direttore scientifico Tropicarium Park

Le Testuggini, ovvero le tartarughe terrestri, sono erbivori stretti. In natura consumano erba di prato polifita. Gradiscono molto i fiori ed è stato dimostrato che riconoscano i colori caldi e ne siano attratti. Per stimolare l’appetito di una tartaruga si usano comunemente verdure arancioni e di colore rosso. È possibile fornire loro vegetali da foglia (lattughe, radicchi, ecc.) così come pomodori e piccole quantità di frutti di stagione. È errore comune fornire a questi animali crocchette per cani e gatti o alimenti dalla nostra tavola che solitamente ingeriscono avidamente. L’unica integrazione di origine animali che le Testuggini si concedono in natura sono escrementi di animali e chioccioline e lumache. Di queste ultime sfruttano il diverso assetto amminoacidico di natura animale e il guscio come fonte di calcio. In commercio vengono venduti pellettati per erbivori, che però difficilmente vengono consumati da questi animali risultando poco appetibili.

Le Tartarughe palustri o acquatiche sono rettili molto diffusi e spesso male alimentati. Il comportamento alimentare di questi rettili è duplice, ovvero si comportano da carnivori durante la fase giovanile di crescita per poi convertirsi in vegetariani. Le giovani tartarughine si nutrono di insetti, pesci, anfibi, carogne di animali. Crescendo abbandonano la dieta carnivora, consumando preferibilmente alghe e piante aquatiche. La maggior parte dei proprietari di questi animali li alimenta con Gammarus esiccati e pellettati formulati specificamente per questi rettili.

Una dieta a base solo di questi prodotti industriale non è sufficiente a garantire una alimentazione equilibrata e completa. Secondo quando avviene in natura questi animali dovranno essere alimentati con insetti, pesce di fiume e carne bianca e poca verdura fino a completo sviluppo, per poi virare ad una dieta quasi esclusivamente vegetariana integrata settimanalmente con i prodotti di origine animale (insetti, carne, pesce).

Molte delle tartarughe comunemente allevate sono soggetti al fenomeno del letargo.  Il letargo è un periodo dell’anno durante il quale i rettili possono mettersi “a riposo” in attesa della stagione calda. Le tartarughe riescono a ridurre il loro metabolismo, i loro atti respiratori e battiti cardiaci fino a non consumare quasi energia per sopravvivere.

Le tartarughe mediterranee (gen. Testudo) necessitano del riposo invernale per regolare il loro sistema immunitario e per riprodurre con successo l’anno successivo.

Alcuni soggetti tenuti sempre svegli per molti anni in ambienti riscaldati possono sviluppare una iperfunzionalità del loro sistema endocrino con l’instaurarsi di un ipertiroidismo, un calo delle difese immunitarie ed una sterilità. Il letargo andrebbe indotto orientativamente da ottobre e marzo di ogni anno. I soggetti vanno fatti digiunare per 3-4 settimane prima di abbassare la temperatura, per svuotare il loro intestino ed evitare così pericolose fermentazioni. Il calo delle temperature dovrà essere graduale e progressivo.

Per le tartarughe terrestri che dovranno andare in letargo in giardino va preparata una zona coperta, dove non possa stagnare acqua, con terriccio morbido misto a torba e un alto strato di materiale vegetale come foglie secche, fieno e cortecce triturate.

Per le tartarughe d’acqua che vivano all’aperto in un laghetto sarà sufficiente garantire che l’acqua non ghiacci completamente ma un angolo resti libero per respirare. Spesso queste tartarughe restano in acqua durante tutto il letargo sul fondo dello stagno.

Se viene indotto il letargo in casa l’animale può essere trasportato in una stanza buia fresca ed asciutta e portato gradualmente ad una temperatura compresa tra i 5 e i 10 C°. La temperatura deve essere sufficientemente bassa da tenere l’animale completamente addormentato, per non rischiare che, restando in “dormiveglia”, consumi tutte le sue riserve energetiche e rischi di non risvegliarsi.

Quando dovremmo svegliare le tartarughe dal lungo sonno bisognerà ricordarsi che possono metterci molti giorni per ritornare in piena forma e ricominciare a mangiare.

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