Apparato digerente dei Rettili

dr. Diego Cattarossi

Veterinario, Direttore scientifico Tropicarium Park

Nella valutazione dell’apparato digerente dei rettili vanno considerate particolari condizioni fisiologico che li caratterizzano. Alcune specie di rettili che provengono da climi con forte escursione termica stagionale, in virtù di quando detto fin qui sulla loro incapacità di produrre calore endogeno, hanno elaborato una strategia di comportamento che consiste nel ridurre al minimo il loro metabolismo in attesa di tempi migliori, parliamo ovviamente del letargo. In questa condizione tutto il metabolismo del rettile rallenta a tal punto che spesso risulta difficile rendersi conto se l’animale sia vivo oppure no. In questa condizione l’animale non è in grado di alimentarsi e di digerire il cibo. È anche molto importante che il rettile arrivi in questa condizione con l’apparato gastroenterico completamente vuoto, affinchè durante il letargo non avvengano pericolosissime fermentazioni e putrefazione di ingesta all’interno dell’intestino. La lunga digestione di questi animali richiede anche lunghi periodi di digiuno (diversi in ogni specie) prima di indurre una condizione di letargo.
Il termine bruma o brumazione viene utilizzato dagli allevatori per indicare il letargo parziale o soft che viene indotto in alcune specie al solo fine di indurre una condizione amorosa al risveglio (stimolo riproduttivo).

Anatomia e fisiologia dell’apparato digerente dei rettili:


Quando parliamo di Rettili ci riferiamo a circa 7500 specie diverse distribuite in tutto il mondo!
Va da sè che ci siano grandi differenze all’interno di ogni gruppo tassonomico, anche se le principali peculiarità riguardano il tipo di dieta dell’animale. Gli erbivori avranno un apparato digerente molto diverso da quello di un insettivoro o un onnivoro.
In generale l’apparato digerente è relativamente semplice e piuttosto simile a quello che abbiamo visto negli uccelli, ai quali questo gruppo di animali sono filogeneticamente vicini.

Possiamo così schematizzare l’apparato digerente di un rettile: cavità orale ed annessi, orofaringe, esofago, stomaco, piccolo intestino, intestino crasso con colon molto sviluppato in alcune specie, ceco sacculato in alcune specie erbivore, cloaca. Anche i rettili presentano le ghiandole maggiori che riversano il loro secreto nell’intestino, ovvero il fegato e il pancreas.

  • Cavità orale: i rettili possono presentare delle rime cornee (becco delle tartarughe) per tagliare il cibo, oppure denti. I denti possono avere funzione masticatorie (es. Pogona, Iguana) oppure di sola presa della preda (es. Serpenti) che viene poi ingoiata intera. I serpenti hanno i denti orientati posteriormente proprio per trattenere la preda durante l’azione di strangolamento. Se si dovesse venire inavvertitamente morsi durate le operazioni di manipolazione di un Ofide (Serpente), non cercare mai di togliere la mano tirando in direzione opposta, pena l’inserimento ancora più in profondità dei denti dell’animale. Bisogna invece aprire la bocca per “sfilare” la mano portandola più in profondità nel cavo orale al fine di “sganciare” i denti prima di togliere la mano.

    I denti di molti rettili possono essere sostituiti se cadono (es. Iguana) mentre in altri casi non hanno la possibilità di ricrescere (es. Pogona). Prestare quindi molta attenzione durante l’ispezione del cavo orale per evitare di rompere o trazionare i denti. Sono frequenti le ritenzioni della corona dentale con possibilità di formazione di ascessi a seguito di ispezioni orali eseguite con manualità maldestra. Per aprire il cavo orale servirsi di apribocca in gomma o plastica morbida, possono essere usate anche le spatole di silicone comunemente utilizzate in cucina. Inserimento ed estrazione di attrezzi per l’ispezione del cavo orale devono sempre tenere in debita considerazione l’inclinazione naturale dei denti stessi.
    Il mondo dei rettili è molto variegato ed esistono anche animali velenosi. Questi ultimi possono essere serpenti oppure lacertidi del genere Heloderma (Mostro di Gila). Per l’allevamento di questi animali è necessario possedere l’autorizzazione alla detenzione di animali velenosi. Molti parchi zoologici hanno questa licenza, quindi non è infrequente doverli gestire per chi si occupi di animali esotici in modo specialistico. In questi animali si ha una particolare modificazione di alcune ghiandole salivari che si sono specializzati nella produzione di tossine (amine bioattive, enzimi, polipeptidi, glicoproteine, ioni inorganici), che poi possono essere inoculate alla preda o al malcapitato tramite morso. Queste sostanze hanno azione scoagulante, neurotossica, nefrotossica, epatotossica, necrotizzante locale, cardiotossica. Allo scopo la natura ha dotato questi animali di denti modificati (fangs), che a seconda della specie possono essere a forma di doccia aperta oppure a forma di vero e proprio ago per iniettare in profondità la tossina venefica.
    Molti rettili possiedono ghiandole mucoidi orali: labiali, linguali, sublinguali, palatine, salivari. Spesso la loro funzione non è tanto digestiva ma di semplice lubrificazione del cavo orale e umidificazione della preda per permettere una facile progressione verso l’esofago e stomaco della stessa. In alcune specie è comunque stata dimostrata una blanda azione proteolitica a carico di enzimi presenti nel liquido salivare.

    La lingua nei rettili può assumere una miriade di forme, dimensione e specializzazione. In generale è possibile affermare che abbia una scarsa sensibilità gustativa per l’esiguo numero di calici gustativi ritrovato in tutte le specie. Se però in alcune specie (es. Testuggini) si presenta globosa e con aspetto simile a quello dei mammiferi, nei Serpenti si presenta assottigliata e bifida in punta. Nei primi (Testuggini, Sauri) si può ipotizzare una semplice funzione di deglutizione dell’alimento e dell’acqua. Nei secondi (Serpenti) è dimostrato come lo “slinguettare” l’aria serva a captare molecole odorose, che poi vengono messe a contatto all’interno del cavo orale con l’organo vomero nasale (organo del Jacobson) per la percezione delle molecole olfattive. Questa facoltà è dimostrata negli Squamati e Cheloni, mentre è assente nei Coccodrilli.

    La maggior specializzazione di quest’organo è sicuramente rappresentata dalla lingua dei Camaleonti, che può essere proiettata a velocità considerevoli verso la preda per poterla catturare e portare poi all’interno del cavo orale per permetterne il consumo.

  • Esofago: collega la cavità orale allo stomaco. In molte specie ha funzione di stoccare temporaneamente il cibo, in maniera analoga a quando avviene in modo più specialistico nel gozzo degli uccelli. Nell’esofago vengono riversati enzimi digestivi ed in alcune specie (Tartarughe acquatiche) la potente muscolature dell’organo inizia una triturazione meccanica della preda. La digestione enzimatica inizia nell’ultima parte dell’organo ad opera di pepsina prodotta dalle ghiandole della mucosa esofagea e per reflusso dei succhi gastrici dallo stomaco. La mucosa dell’esofago è caratterizzata da lunghe pieghe longitudinali. Questa sovrabbondanza di tessuto ha la funzione di permettere la forte dilatazione dell’organo durante l’ingestione della preda.

  • Stomaco: nei rettili lo stomaco è suddiviso in fondo (corpus) e pars pilorica. Alcuni Cheloni, Lacertidi e Coccodrili presentano anche una zona cardiale ben sviluppata. Lo stomaco presenta, al pari dell’esofago, pieghe longitudinali che ne permettono una estensione molto considerevole. Produce enzimi digestivo, acido cloridrico, pepsina. Le capacità digestive in molti rettili sono notevolissime riuscendo a scomporre ed utilizzare i nutrienti di pelo, denti, ossa, gusci senza lasciarne tracce nelle feci. I tempi di digestione sono molto variabili a seconda non solo del tipo di preda e della sua taglia, ma anche della condizione metabolica del rettile e della temperatura alla quale è allevato.

    Uno studio eseguito sul Boa costrittore (Boa constrictor) indica in 120 ore il tempo necessario per la digestione completa di un piccolo roditore. A temperatura ideale (POTZ) un rettile necessita di un tempo molto ridotto per digerire la preda. In rettili velenosi usano le tossine iniettate non solo per immobilizzare la preda ma anche per favorirne la digestione. Esempio emblematico è quello dei Serpenti opistoglifi, che presentano le zanne del veleno oltre la faringe, quindi inutilizzabili per mordere la preda. Questi rettili iniettano il veleno nella preda mentre la stanno ingoiando al solo scopo di accelerarne la digestione. Il ph gastrico medio in un rettile sano varia da 2 a 2,5. Si alza (circa 3.0) in animali anoressici cronici.

  • Intestino: è il luogo dove si completa la digestione dell’alimento e vengono assorbiti i nutrienti. È più lungo nelle specie erbivore, meno lungo negli onnivori, piuttosto breve negli insettivori e carnivori. Pancreas e fegato riversano nel primo tratto intestinale succhi pancreatici e biliari simili per composizione ed aspetto a quelli dei mammiferi. Il ph medio dell’intestino dei rettili varia da 6,5 a 8,0. La motilità gastrointestinale varia considerevolmente con il variare della temperatura corporea. Per favorire la motilità e transito intestinale è necessario aumentare di alcuni gradi la temperatura della teca, sempre all’interno dei range termici consentiti nella specie in questione. Il tempo di transito dell’ingesta a livello enterico varia molto in considerazione del tipo di preda, dalla dimensione della preda e del rettile e della temperatura ambientale. In media un piccolo rettile insettivoro-carnivoro impiega 1-4 giorni per digerire completamente il suo pasto. Un grosso rettile erbivoro può impiegare anche 2-4 settimane per svuotare completamente il suo intestino. Per uno svuotamento più rapido del tratto intestinale è pratica comune quello di lasciare il rettile a bagno in acqua tiepida ogni mattino per circa 10-15 minuti. Il livello dell’acqua non deve mettere a rischio l’animale che non sappia nuotare di affogamento. Questa pratica accelera il transito intestinale e favorisce l’idratazione del rettile.

  • Cloaca: questa struttura è un organo molto specializzato che i rettili hanno in comune con gli uccelli. È la porta di uscita di 3 grandi apparati: digerente, urinario e riproduttivo. La cloaca possiede anche importanti funzioni di assorbimento di acqua ed elettroliti. Questa peculiarità viene spesso sfruttata per l’idratazione di animali debilitati tramite instillazione di microclismi di soluzione elettrolitiche tiepide intracloacali. Possiamo suddividere la cloaca in tre parti, rispettivamente chiamate urodeo (sbocco degli ureteri e degli organi riproduttivi), coprodeo (ultima parte dell’intestino) e proctodeo (ultimo tratto di collegamento con l’esterno).

  • Pancreas: anche i rettili presentano una porzione endocrina ed esocrina del pancreas. In alcuni serpenti il tessuto pancreatico ha una continuità anatomica con la milza formando un organo peculiare definito splenopancreas.

  • Fegato: presenta una cistifellea contigua all’organo stesso nei Coccodrilli, Tartarughe e molti Sauri (lucertole). In alcune Sauri e nella maggior parte degli Ofidi la cistifellea si presenta in collegamento ma lontana dal fegato, in prossimità delle gonadi. Nei Boidi la cistifellea rappresenta di fatto il punto di repere ecografico per stabilire dove cercare le ovaie per il controllo dei riproduttori.

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Curatore: Dott. Zorzi Paolo
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